martedì, agosto 25, 2009

Stato e mafia - Marco Travaglio

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giovedì, gennaio 31, 2008

I delitti di Bergamo...


Oggi, quasi quasi, mi viene voglia di dar vita a una campagna contro Bergamo!

Perché? Ma li avete letti i giornali di oggi? Fanno i ponti col calcestruzzo "annacquato", la bresaola con lo zebù del Brasile e in più ci propinano pure Pezzotta!!!!! E che diamine!

Scherzo, scherzo: non me ne vogliano gli amici bergamaschi...

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mercoledì, gennaio 30, 2008

Viva le intercettazioni!!

da Corriere della sera

Detroit, gli sms scandalosi del sindaco

Sui giornali i 14 mila messaggi erotici inviati alla sua assistente

NEW YORK— Lo scandalo a luci rosse che da giorni appassiona Detroit ha già fatto una vittima. Christine Beatty, capo di gabinetto del sindaco afroamericano di Detroit Kwame Kilpatrick si è dimessa dopo che la loro torrida love story extra-coniugale è finita sulla prima pagina dei giornali.

Il quotidiano Detroit Free Press ha pubblicato i tabulati di circa 14.000 messaggi scambiati tra i cellulari dei due amanti segreti. Una pioggia di Sms erotico-sentimentali del tipo «Caro, voglio un’altra notte d’amore come quella di sabato nel motel. Mi hai fatto sentire così bene!» e «Ti desidero. Ho tanto bisogno di te. Voglio svegliarmi la mattina ed averti accanto nel letto. Ti amo».

A scandalizzare un’America dove lo spergiuro è considerato peggio dell’adulterio (ricordate Bill Clinton?) non è tanto scoprire che entrambi sono sposati con altre persone ma il fatto che abbiano negato, sotto giuramento, la tresca. Era accaduto l’estate scorsa, al processo intentato contro la città da due agenti, licenziati mentre indagavano sull’uso di guardie private da parte del sindaco per nascondere la relazione con la bella assistente.

«Non abbiamo mai avuto relazioni sessuali. Ci conosciamo dai tempi del liceo e la nostra intesa è stata sempre e solo politica», avevano giurato sulla Bibbia il sindaco, sposato e con tre figli e Christine, anche lei sposata e madre di due figli. Il processo aveva dissanguato le casse cittadine, costando ai contribuenti oltre 9 milioni di dollari, tra parcelle legali e risarcimento accordato dalla giuria ai due agenti.

Mentre il sindacato degli impiegati municipali ha chiesto le dimissioni di Kilpatrick, quest’ultimo è fuggito nella sua villa in Florida, dove si è fatto fotografare mentre bacia e abbraccia la moglie Carlita. «Con mia moglie avevamo lavorato sodo per superare questi problemi — spiega in un breve comunicato —. È imbarazzante vedere questi messaggi vecchi di sei anni pubblicati». Secondo i bene informati la più inferocita di tutti sarebbe sua madre Carolyn Cheeks Kilpatrick, influente deputata democratica del Michigan e presidente del Congressional Black Caucus. Grazie a lei Kwame era diventato primo cittadino di Detroit nel 2002, a soli 31 anni, il più giovane sindaco di una metropoli in America.

La sua amministrazione era già nel mirino per un deficit di oltre 300 milioni di dollari e l’accusa di aver usato fondi pubblici per acquistare beni personali tra cui un’auto da corsa per sua moglie. E anche la Beatty era finita nei guai, nel 2004, quando, arrestata per eccesso di velocità, aveva insultato gli agenti ed eluso la multa chiamando sul cellulare il capo della polizia. Ironicamente i due amanti l’avrebbero fatta franca se avessero usato i loro telefonini personali, invece di quelli in dotazione dal municipio per cui è richiesta l’archiviazione di tutti i dati per un certo numero di anni.

Alessandra Farkas

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Ma scusate...i vari Mastella, Berlusconi, Fassino, D'Alema e compagnia cantando non ci hanno abboffato le scatole sul fatto che la pubblicazione delle intercettazioni è una vergognosa peculiarità solo italiana?????????

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sabato, giugno 02, 2007

Il video "Omicidio a Scampìa"

Un documento sconcertante, che è apparso su YouTube. Non è chiaro sei sia vero o se si tratti d'un falso di cattivo gusto. In ogni caso, la dice lunga sul livello d'abbandono in cui versano intere zone di Napoli, la grande e nobile capitale del Sud. Il video è intitolato "Omicidio a Scampìa".

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lunedì, maggio 28, 2007

Il Matsuoka italiano che non c'è...


Il ministro dell'Agricoltura giapponese Toshikatsu Matsuoka s'è impiccato oggi a Tokyo. Il politico sessantaduenne avrebbe dovuto apparire oggi pomeriggio davanti a una commissione per spiegare l'utilizzo non chiaro fatto dei fondi affidatigli come parlamentare e un'altra legata al settore delle costruzioni.

Quando un uomo perde la vita è chiaramente una cosa molto triste. Matsuoka, che fosse colpevole e innocente, non ha potuto probabilmente resistere al peso opprimente della vergogna.

Vista dall'Italia, però, nella tristezza vicenda, non possiamo non individuare un elemento che ci rende un po' invidiosi: in Giappone un politico, accusato di cattivo comportamento, può morire di vergogna. Da noi, invece, l'accusa diventa una medaglia.

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martedì, aprile 17, 2007

Beppe Grillo alla Telecom

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lunedì, aprile 09, 2007

Pier Paolo Pasolini

Thanks to Esther_G

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domenica, settembre 24, 2006

Eutanasia, l'appello di Piergiorgio Welby

Chi vuol vedere il drammatico appello di Piergiorgio Welby, clicchi qui. E' drammaticamente lucido. Penso che vada ascoltato.

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sabato, settembre 23, 2006

Eutanasia, commossa lettera di Napolitano


Della vicenda hanno parlato in molti. Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare e bloccato a letto, invia un videoappello (per un ampio resoconto cliccare qui) al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere che l'Italia si apri all'ipotesi dell'eutanasia. "Io amo la vita, presidente - dice la voce metallica mentre due spilli castani perforano il video -. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso e morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche". Poi, citando il papa Benedetto XVI, grande nemico delle ipotesi di "buona morte" continua: "Occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale". Ebbene, replica ancora la voce metallica, "che cosa c' è di 'naturale' in una sala di rianimazione? Che cosa c' è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c' è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l' aria nei polmoni? Che cosa c' è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l' ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente 'biologica', io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico"

Oggi il presidente Napolitano, che a marcopolo piace sempre più, ha risposto con una lettera molto saggia. La riportiamo di seguito:

Caro Welby,

ho ascoltato e letto con profonda partecipazione emotiva l'appello che lei ha voluto pubblicamente rivolgermi. Ne sono stato toccato e colpito come persona e come Presidente.

Lei ha mostrato piena comprensione della natura e dei limiti del ruolo che il Parlamento mi ha chiamato ad assolvere, secondo il dettato e lo spirito della nostra Costituzione. Penso che tra le mie responsabilità vi sia quella di ascoltare con la più grande attenzione quanti esprimano sentimenti e pongano problemi che non trovano risposta in decisioni del governo, del Parlamento, delle altre autorità cui esse competono. E quindi raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarietà.

Esso può rappresentare un'occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi, di particolare complessità sul piano etico, che richiedono un confronto sensibile e approfondito, qualunque possa essere in definitiva la conclusione approvata dai più.

Mi auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi più idonee, perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l'elusione di ogni responsabile chiarimento. Con sentimenti di rinnovata partecipazione,

Giorgio Napolitano

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E Montanelli si rivolta nella tomba...


Ecco un esempio di giornalismo fatto col culo. il Giornale, quotidiano nazionale fondato da Indro Montanelli, che in questo momento si sta rivoltando nella tomba, e oggi per sua disgrazia di prorprietà della famiglia Berlusconi e diretto da Belpietro, ieri sparava in prima pagina "Bologna, stuprata a immigrati a 12 anni".

Beh, finisce che la bambina ammette di aver detto una balla. Si era appartata col fidanzatino e per non essere rimproverata dai genitori aveva raccontato questa fanfaluca, costata una notte in caserma a un marocchino.

Ora, mentre tutti gli altri giornali, oggi, riportano in prima la vicenda, cosa ti fa il Giornale? Se ne scorda. Non so se l'ha imboscata in qualche pagina interna, ma correttezza avrebbe voluto che la notizia avrebbe dovuto avere la stessa ampiezza di quella del giorno prima. O quanto meno, doveva finire in prima pagina. Ma, si sa, la correttezza in certi settori del nostro giornalismo politicante è un optional raramente acquisito.

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mercoledì, settembre 20, 2006

Spioni e intercettazioni - ne vedremo delle belle!


Lo "spione" finisce in manette. La procura di Milano ha chiesto e ottenuto dal Gip che venissero arrestate diverse di persone in varie parti d'Italia. Tra gli arrestati c'è anche Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza di Telecom Pirelli, e il proprietario dell'agenzia di polizia privata Polis d'Istinto Emanuele Cipriani. Tra gli arrestati vi sarebbe almeno un manager Telecom.

Gli ordini di custodia cautelare sono stati emessi dal Gip di Milano, Paola Belsito, su richiesta dei Pm Nicola Piacente, Fabio Napoleone e Stefano Civardi. Oggetto del provvedimento "l'acquisizione illecita di dati sensibili" forniti da pubblici ufficiali in merito a precedenti penali, conti correnti bancari. Tra gli arrestati l'attuale responsabile della sicurezza di Pirelli, Pier Guido Iezzi.

Nel provvedimento il gip scrive: "Tavaroli all'interno del settore security di Telecom godeva di ampia autonomia nel dettagliare le attività compiute, tanto nel contenuto quanto nelle dimensioni". Inoltre aggiunge: "E' emerso che Giuliano Tavaroli agiva frequentemente con operazioni fuori sistema che non riferiva sostanzialmente a nessuno se non al presidente".

Colpiti dai provvedimenti restrittivi diversi pubblici ufficiali tra cui un carabiniere, membri della Guardia di Finanza e della Polizia e funzionari dell'agenzia delle entrate. Le operazioni sono in corso oltre che a Milano e Firenze anche a Bologna, Prato, Torino, Novara e Como.

In fermento il mondo politico. Alla Camera si profila l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta che il tema delle intercettazioni. Ne sentiremo delle belle.

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lunedì, settembre 18, 2006

Armi alla Cina? Il bue dice all'asino: "Cornuto!"


Romano Prodi oggi ha detto che l'Europa dovrebbe togliere l'embargo alle armi alla Cina, se questo paese farà dei progressi sulla via dei diritti umani. Da destra s'è scatenata una cagnara: tutti difensori dei diritti umani in Cina...ma cosa pensavano e facevano lorsignori? Ecco un bell'articoletto di agosto 2004, tratto da Peacelink. Avremo delle sorprese.

mercoledì, 25 agosto, 2004

"Al governo Berlusconi non basta che la Repubblica popolare cinese sia il terzo acquirente delle armi italiane concedendo autorizzazioni che l'anno scorso hanno superato 127 milioni di euro. Si appresta ora a presentare in Parlamento un Disegno di legge per ratificare un accordo di cooperazione militare con la Cina che prevede tra l'altro 'acquisizioni e produzioni congiunte di equipaggiamenti militari' non meglio specificati. Il tutto in barba all'embargio di armi dell'Unione europea, in vigore dal 1989 e riconfermato a larga maggioranza lo scorso dicembre, e nel generale silenzio - ma a questo punto è meglio definirla complicità - del nostri parlamentari forse troppo occupati nelle solite beghe dei rispettivi schieramenti". Così Giorgio Beretta della Campagna per il controllo dell'export di armi italiane commenta la notizia del prossimo accordo "nel campo della tecnologia e degli equipaggiamenti militari" tra Italia e Cina. "Evidentemente quando notavo che la lunga visita lo scorso maggio del premier cinese Wen Jiabao agli stabilimenti di Alenia Spazio di Roma (una controllata di Finmeccanica, la maggiore industria armiera italiana -ndr), non era dettata dal solo interesse per i sistemi satellitari ad uso civile, non ero poi così lontano dal vero. Che poi il Governo Berlusconi intenda equilibrare la bilancia dei pagamenti con la Cina anche esportando armi è un dato ormai evidente" - aggiunge Beretta. Approfondimenti: - Analisi export di armi italiane 2004 - Dati dell'export di armi italiane 2004 - UE-Cina: armi, diritti umani ed economia di guerra Da quanto si apprende da un dettagliato articolo di Gianandrea Gaiani sull'ultimo numero di "Analisi Difesa" , infatti, Italia e Cina stanno per ratificare un accordo bilaterale stipulato tra i ministeri della Difesa dei due paesi nel 1999 a rinnovo di un primo accordo decennale del 1989 bloccato dai fatti di Tienamen che determinarono l'embargo dell'Unione Europea sulle forniture di materiale militare a Pechino. Il Disegno di legge 4811 ratifica l'accordo riconoscendo "sforzi e successi della Cina in favore della pace e stabilità interna e in tutta l'area orientale". Presentato dai ministeri Difesa, Esteri, Finanze e Attività Produttive, il disegno di legge è stato già approvato in via preliminare della Commissione esteri della Camera e dovrebbe essere approvato dal Parlamento entro settembre. L'accordo "nel campo della tecnologia e degli equipaggiamenti militari", prevede la costituzione di un comitato misto italo-cinese, acquisizioni e produzioni congiunte di equipaggiamenti militari non meglio specificati. "Quanto basta per ipotizzare il rischio di violazione dell'embargo europeo a Pechino soprattutto se si considera che il carattere tecnico militare dell'accordo è sottolineato dal fatto che i due organismi competenti sono rispettivamente la Direzione Nazionale Armamenti e il Comando generale equipaggiamenti dell'esercito popolare, cioè i due enti che trattano lo sviluppo e l’acquisizione di sistemi d’arma e tecnologie" - afferma Gaiani nel suo articolo. L'analista sottolinea inoltre che "l'Italia punta da tempo al mercato cinese, incluso quello militare dove, in controtendenza rispetto al resto del mondo, Pechino ha più che raddoppiato le proprie spese con un budget ufficiale nel 2004 di 25 miliardi di dollari che diventano quasi 70 se si aggiungono i fondi per le acquisizioni di tecnologie militari o "dual use" (doppio uso, militare e civile -ndr) all'estero". Il business militare con la Cina non attira solo l'Italia.Come ripetutamente riportato da nostro sito, Francia e Germania da tempo hanno proposto all'Unione Europea l'abrogazione dell’embargo in vigore dal 1989. Ma il 22 dicembre scorso, il Parlamento europeo ha bocciato a larga maggioranza la proposta franco-tedesca di abolire l'embargo di tecnologie militari a Pechino e con una specifica risoluzione (373 voti a favore, 32 contrari e 29 astensioni) ha riaffermato che la situazione dei diritti umani nella Repubblica popolare "resta insoddisfacente, le violazioni delle libertà fondamentali continuano, così come continuano le torture, i maltrattamenti e le detenzioni arbitrarie"."Secondo il ministro Frattini, la Cina si distinguerebbe per 'sforzi e successi in favore della pace e stabilità interna e in tutta l'area orientale'. Forse al Ministro degli esteri sfugge che gli Usa non sono affatto dello stesso parere tanto che lo stesso di Segretario di Stato americano Colin Powell è intervenuto personalmente presso l'Ue per chiedere di mantenere l'embargo di tecnologie militari verso la Cina e che, preoccupati della sicurezza nella zona, gli Usa hanno in progetto di vendere nuovi sistemi di radar a Taiwan in grado di intercettare le centinaia di missili cinesi puntati sull'isola" - conclude Beretta.

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venerdì, settembre 15, 2006

E' bello avere un presidente del Sud! -2-


"Credo non sia stato arbitrario da parte mia cogliere una qualche tendenza nell'opinione pubblica e nell'opinione politica a rimuovere l'impegno per i problemi del Mezzogiorno". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo discorso di oggi all'Università di Lecce.

"Questa tendenza - ha continuato - a rimuovere o derubricare quella che storicamente si chiamava la questione meridionale, deriva da uno scoramento per le difficoltà incontrate in un lunghissimo arco di tempo, anche nel corso dell'ultimo decennio, a ottenere risultati davvero concludenti rispetto al divario Nord-Sud".

"La tendenza a rimuovere il problema del Mezzogiorno - ha detto ancora Napolitano - deriva anche da una profonda incomprensione dell'attualità e dell'interesse del Paese a una effettiva valorizzazione dell'insieme delle energie e della risorse del Mezzogiorno".

Il capo dello Stato ha poi di nuovo attaccato l'egoismo settentrionalista per "la futilità della nuova retorica sulla questione settentrionale", e ha nuovamente messo l'accento sulla necessità di "respingere la contrapposizione tra l'impegno per il Mezzogiorno e quello a sostegno della crescita e della competitività delle aree più sviluppate e dinamiche nel nord del Paese".

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giovedì, settembre 14, 2006

E' bello avere un Presidente del Sud!


Al Mezzogiorno serve "più lavoro e in particolare più lavoro legale e garantito, contro fenomeni di spaventosa regressione che calpestano di diritti e mettono in pericolo la vita dei lavoratori". Questo l'appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per rilanciare lo sviluppo del Sud.

Altro che sguaiati schiamazzi leghisti, lo sviluppo del Mezzogiorno è una priorità nazionale. "Le sempre più ardue prove della competizione globale - ha detto il Presidente - richiedono la valorizzazione di tutte le energie e potenziali di cui l'Italia dispone, dal nord al sud, la convergenza di tutti gli sforzi senza cedere a contrapposizioni fuorvianti. Non ha senso rimuovere i problemi di un nuovo sviluppo del Mezzogiorno o cancellare l'espressione 'questione Meridonale' come esempio di vecchia retorica, e coltivare la nuova retorica della 'questione settentrionale".

Il Capo dello Stato ha chiesto di "dare risposte a esigenze reali di intervento pubblico a sostegno della crescita e della competitività" e ha sottolineato "l'importante contributo di indicazioni e proposte per lo sviluppo del Mezzogiorno" contenuto in un recente documento sottoscritto dai "presidenti delle Regioni meridionali, senza distinzione di parte, dal presidente della Confindustria e dai segretari generali delle maggiori confederazioni sindacali".

Napolitano ha poi chiesto di agire contro il lavoro nero e a larghe intese per le riforme costituzionali, nell'ambito però di un "carattere nazionale unitario".

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venerdì, giugno 16, 2006

Arresto Vittorio Emanuele, la vendetta del "brigante"


Ebbene sì, il pregiudicato Vittorio Emanuele di Savoia, sdoganato nel 2002 dai nostri politici e fatto rientrare con tricchetracche in Italia con famigli annessi, è stato arrestato. E' finito in una retata di 17 persone, tra personaggi dello spettacolo e politici. Nei suoi confronti è stato spiccato un mandato d'arresto con le seguenti accuse: associazione per delinquere per il turbamento degli appalti, sfruttamento della prostituzione, millantato credito. Insomma, non proprio pinzellacchere, anche se Victor è abituato, avendo conosciute le galere della Douce France con l'accusa di omicidio (da cui fu poi prosciolto con una sentenza molto contestata).

Il tempo e la magistratura decideranno sulle responsabilità del damerino. A marcopolo interessa un aspetto curioso della vicenda. Victor è stato arrestato vicino a Lecco, ma lo stanno portando a Potenza. Perche'? Perche' il mandato d'arresto è stato spiccato là, proprio in Lucania, la terra dei "briganti".

Ovviamente, i briganti di per se' non c'entrano niente. Ma è una bizzarra ironia della storia che da una terra che ha visto la repressione dei piemontesi, voluta dai sanguinari e ignorantissimi antenati di Victor, parta un mandato per arrestarlo...peccato che a spiccarlo sia un giudice - Henry John Woodcock - che porta il nome di quegli inglesi per conto dei quali l'invasione del Regno di Napoli fu fatta.


Link per saperne di più:

Ritratto di Vittorio Emanuele (Gazzetta del Mezzogiorno)
La reazione (un po' minacciosa) di Emanuele Filiberto (Gazzetta del Mezzogiorno)
Arresti domiciliari per il portavoce di Fini (Corriere della Sera)
Bruno Vespa e "Sua Altezza Reale" (Libero blog)


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+++MARCOPOLO FLASH: ARRESTATO VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA

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martedì, giugno 13, 2006

L'uomo del tonno ha detto ciao!


Una triste notizia: l'imprenditore Filippo Callipo se ne va dalla Calabria. Ecchissenefrega, direte voi. Anzi, sono sicuro che non lo direte, soprattutto se siete del sud. Ma vediamo cosa ha detto Callipo.

"In Calabria non è mai cambiato nulla, non cambia mai niente. Venderò tutto quello che ho e me ne andrò via dalla Calabria", ha detto l'imprenditore in un'intervista ad Attilio Bolzoni, un grande giornalista della Repubblica.

Callipo è presidente della Confindustria calabrese. Ha spiegato di non credere che ci siano le condizioni per dare filo da torcere al racket. "Non ci credo più, mi sono scocciato di parlare sempre solo e soltanto io".

"Ai giovani imprenditori dico in forma un po' provocatoria: fate la valigia e andatevene dalla Calabria. Perché a 30 anni si può fare, a 60 purtroppo non si può più. C'è una volontà, non so da parte di chi, per far sì che la Calabria resti come ora Dopo 5 anni lascio scoraggiato, nauseato e avvilito e senza più voglia di combattere. Non mi sento di illudere nessuno E' inutile che diciamo ai giovani che c'è lavoro: in Calabria le aziende chiudono, mentre le imprese che aprono sono pochissime. Spesso sono gli amici e i parenti stessi che ti girano le spalle perché hanno paura", ha detto in un'altra intervista a Radio 24.

Sembra una notizia secondaria, che magari non c'entra niente con questo blog che parla di politica internazionale, di Iraq, Afghanistan, Cina ecc. ecc. E invece no, c'entra eccome.

Link per saperne di più:

Affari Italiani
Il Tempo
Cos'è la 'Ndrangheta (Wikipedia)
Dossier 'Ndrangheta (Narcomafie)
Bibliografia sulla 'Ndrangheta
La 'Ndrangheta secondo il Guardian

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mercoledì, giugno 07, 2006

Voli Cia, anche l'Italia tra gli accusati


C'è anche l'Italia. Il nostro paese è finito nella lista dei quattordici stati europei che hanno contribuito ai rapimenti e alle torture perpetrate dalle forze di sicurezza statunitensi contro persone sospettate di essere collegate ad al Qaida. Lo afferma il rapporto del Consiglio d'Europa presentato oggi a Parigi dal suo estensore, lo svizzero Dick Marty. Si può trovare un resoconto della notizia sul sito del Washington Post.

A finire nella lista infame sono stati, tra gli altri paesi, Svezia, Italia, Gran Bretagna, Turchia, Germania, Bosnia e Macedonia. Oltre a questi ci sono due paesi, la Polonia e la Romania, sui quali pendono accuse ancora più gravi: hanno ospitato prigioni segrete della Cia.

"E' ora chiaro che le autorità di diversi paesi europei hanno partecipato con la Cia a queste attività illegali. Alcuni altri paesi, pur sapendo, facevano finta di nulla. E altri ancora non volevano sapere", ha spiegato Marty.

L'investigatore svizzero è stato drastico. Per quanto Romania e Polonia continuino a negare, Marty sostiene di avere prove inoppugnabili (piani di volo, foto da satellite acquisite da agenzie europee ecc.) che dimostrano la fitta rete di voli della Cia, in cui venivano trasportati e spesso torturati prigionieri. Le due prigioni segrete erano a Szymany in Polonia e a Timisoara in Romania.

Il rapporto Marty verrà sottoposto il 27 giugno a Strasburgo al Consiglio d'Europa che, pur non avendo grandi poteri per emettere sanzioni, può dare una pesante condanna morale ai paesi coinvolti. E tra questi c'è il nostro. Marcopolo ringrazia anche di questo il governo Berlusconi.



Alcune link per saperne di più:

Rapporto Marty
Torture Abu Ghraib (Wikipedia)
Ansa
Ansa 2
Osservatorio sulla legalità
La Stampa
Amnesty International Italia
Amnesty 2
Corriere della Sera

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venerdì, maggio 19, 2006

Prodi riconosce: nel mondo siam diventati piccoli...


Nella sua replica di oggi al Senato, precedente al voto di fiducia, il presidente del consiglio Romano Prodi ha detto alcune parole importanti sulla nostra politica estera. "Dobbiamo riflettere sul perche' l'Italia abbia perduto il suo ruolo internazionale di media potenza, nonostante i suoi sacrifici e i suoi impegni internazionali", ha detto il premier. "Vedo - ha aggiunto - l'Italia sostanialmente esclusa dal delicato ruolo di arbitraggio con l'Iran, paese con cui massimamente abbiamo interessi economici. Siamo stati eclusi dalla responsabilità della gestione di questo problema, ed è stata inclusa la Germania. Dobbiamo riflettere su come è stato possibile".

Assolutamente corretto. Marcopolo, nel suo piccolo, ha puntualizzato più volte proprio questo aspetto. L'esclusione dell'Italia dalle trattative sull'Iran, che coinvolgono i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania sono un chiaro schiaffo all'Italia che, oltre a essere il primo partner commerciale di Teheran, oltre a essere stato un alleato fin troppo fedele degli Usa, pur avendo pagato nelle missioni internazionali militari un grave tributo di sangue, si ritrova esclusa da ogni discorso internazionale anche in chiave di riforma dell'organo esecutivo dell'Onu.

Ricordiamo che per anni la nostra diplomazia è riuscita a bloccare il piano di Giappone e Germania (solo recentemente raggiunti da India e Brasile per formare i cosiddetti G4) di essere cooptati nel Consiglio tenendo fuori proprio l'Italia e, di fatto, ridimensionandone enormemente il ruolo. Saremmo, per intenderci, l'unico grande paese dell'Ue e l'unico dei tre paesi sconfitti nella seconda guerra mondiale a essere lasciati fuori. Ricordiamo che i cinque membri del Consiglio di sicurezza sono proprio i paesi vincitori del secondo conflitto mondiale.

Questo problema, completamente ignorato dal precedente governo e dal suo ministro degli esteri Gianfranco Fini, sarà sicuramente sul tavolo del nuovo titolare della Farnesina Massimo D'Alema. Speriamo che un ex comunista riesca a far rispettare gli interessi nazionali e l'italianità un po' più di un ex fascista.

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domenica, maggio 07, 2006

Ipocrisia italiana in Iraq: una guerra che non è guerra


Certo colpisce. Leggere su L'Espresso di questa settimana l'intervento del generale Fabio Mini (nella seconda foto), ex comandante della missione Nato in Kosovo (Kfor) e una delle menti più lucide delle nostre Forze Armate, che scrive riferendosi ai commenti politici dopo l'uccisione dei nostri soldati a Nassiriya: "Aridi e sterili, dai quali non nasce nessuna vera presa di coscienza e soprattutto nessuno scrupolo professionale e morale. C'è il rito dell'esecrazione, della condanna dell'atto che per definizione è sempre terroristico, efferato, vile e barbaro. E non può essere altrimenti perche' noi agiamo nel mito e con il rito della pce: non facciamo la guerra, non andiamo nei luoghi di guerra, non offendiamo nessuno e portiamo soltanto pace, libertà, democrazia all'insegna della bontà d'animo e della nostra superore civiltà". Ma il punto cruciale al quale Mini vuole arrivare è quello che segue: "Questo rito rifiuta le ragioni degli altri, nega lo status di nemico a chi ci offende e nega perfino quel che il diritto internazionale stabilisce: se si è in casa d'altri con le armi e si pretende di controllare l'ordine e la sicurezza si è occupanti a prescindere dai motivi o dalle intenzioni. Se si impiegano i contingenti armati e non si garantisce ne' ordine ne' sicurezza non si è nulla. Non esiste uno status internazionale di liberatori o di samaritani armati".

Le avesse pronunciate un qualsiasi Paolo Cento, un Marco Ferrando, un Caruso, si sarebbe scatenata una canèa di commenti politici di gente che non perde occasione di ripetere agli altri di vergognarsi ecc. ecc. Nel caso dell'autore de "La guerra oltre la guerra", di uno dei generali italiani più conosciuti a livello internazionale, cosa fa la nostra politica omologata e cieca? Tace, fa finta di niente.

Marcopolo invece vuole prendere spunto da questo ragionamento di Mini, per fare alcune considerazioni. Ai morti di Nassiriya non è mai stata assegnata la medaglia d'oro al valor militare, che invece è stata assegnata al valor civile al bodyguard Fabrizio Quattrocchi ucciso dai rapitori in Iraq. Il motivo è semplice: quell'onorificenza i militari la potrebbero avere solo a costo di un'ammissione da parte italiana del fatto che stanno combattendo una guerra. Ma, se si fa questo passo, il governo si pone automaticamente al di fuori della Costituzione. Così, quelli che sono morti nell'esercizio generoso del loro dovere in Iraq non possono essere considerati "eroi". Attenzione, non è marcopolo che lo dice. Chi scrive sa che lì si sta combattendo una guerra vera e propria quindi è convinto che i caduti a Nassiriya sono proprio eroi. Ma, provate a notare un attimo alla questione terminologica: nelle dichiarazioni dei politici i "nostri ragazzi" morti a Nassiriya sono "martiri" per chi li vuole esaltare, "vittime" per chi vuole considerarli intrappolati in un meccanismo più grande di loro.

Entrambe le definizioni umiliano il loro status di soldati. Quella di martire dà un'idea un po' religiosa della loro missione, quella di vittima li considera quasi dei civili. No, la definizione più giusta per loro è eroi. Ma la nostra politica è pudica rispetto a questa definizione, perche' quel termine è troppo collegato al concetto di guerra. E quella in Iraq non è guerra, anche se ne ha tutte le caratteristiche, per l'ipocrisia di stato.

"La presenza militare straniera su un territorio soggetto a una sovranità locale non può essere lasciata nel vuoto istituzionale o alla merce' delle pulsioni politiche di questo o quel signorotto", continua a spiegare il generale Mini. "La presenza militare istituzionale - specifica il comandante -, cioè quella espressa dagli Stati e non dalle compagnie di mercenari, ha una valenza particolare proprio perche' influisce sulla sovranità dello Stato, sulla sua sicurezza e sull'indipendenza delle sue legittime e legali istituzioni. Rispetto alla sovranità e sicurezza sono i requisiti essenziali e qualsiasi processo di pace, ordine e ricostruzione. Perciò il diritto internazionale si sforza di contemplare i casi possibili d'intervento armato su territori esteri e di fissarne i limiti di legittimità, stabilendo che la presenza di truppe straniere non sottrae mai la sovranità dello Stato operante".

Capita l'antifona? Beh, se non l'abbiamo capita, continuerei con quello che dice Mini: "Tale presenza non può essere trattata in maniera ambigua e indefinita (ndr: come è dal governo italiano) neppure se si tratta di una parteicazione 'tecnica' di cooperazione o di un atto di solidarietà. Senza uno status ben definito e senza l'accettazione coale e istituzionale del paese ospitante, la presenza militare, specie se protratta nel tempo, rischia di sconfinare nella prevaricazione e nella limitazione della sovranità altrui, rendendo legittima qualsiasi resistenza anche armata".

Ecco, marcopolo penserà a queste parole quando sentirà di nuovo i nostri politici sproloquiare frasi del tipo di questa: "L'attentato assassino che ha stroncato barbaramente la vita dei nostri soldati a Nassiriya è un attacco alla civiltà. Siamo vicini alle famiglie di questi nuovi martiri della libertà e alle Forze Armate. Anche per onorare il loro sacrificio, che ci addolora profondamente, è necessario, ora più che mai, proseguire la nostra missione di pace in Iraq". La dichiarazione risale al 27 aprile 2006. L'ha detto uno di quelli che ha mandato i nostri soldati in Iraq senza un preciso quadro operativo, che ne ha fatto dei "martiri" in una guerra che non è guerra.

P.S.: marcopolo apprende che è morto oggi anche l'unico superstite dell'attentato della settimana scorsa a Nassiriya, il maresciallo dei Carabinieri Enrico Frassanito.

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